venerdì 24 agosto 2012


I tuoi monologhi erano mattoni,
pesanti come i tuoi abiti
che ho lasciato nell'armadio.
è chiusa la tua casa adesso
dove solo il vento ci dorme.
un'isola vivace e ingarbugliata,
che si sta allontando.
le tue fatiche sono cessate,
erano di tutti i tuoi dolori
una perdita segreta 
che si fa crepa nei giorni di sole,
altre se ne sono aggiunte,
alle spalle i veri momenti,
perchè gli ultimi erano brutte copie.
Arriverà un'altra estate senza di te,
e mille ne ho davanti che mi sembrano voragini,
un altro scalino che cade nel vuoto
e ancora più in bilico mi trovo,
Ricucirmi nell'inverno non basterà;
il tuo tempo che scadeva a gocce di pioggia,
quelle che contavi di sera alla finestra,
quando tutti erano andati via;
nessuno si chiedeva mai
che facevi 
tu che non chiamavi
che cercavi 
di cavartela da sola.
Le immagini distorte sono la mia specialità,
ti aggiungo alla lista,
di chi non vedrò più.
domani arriva troppo in fretta,
ero io ad andarmene presto ogni volta
perchè era tardi
per fermarsi di più
Eri un'altra, eri sempre uguale
solo in altri vestiti,
ti ho vista nei momenti gioiosi
e mi fanno male
perchè erano troppi
e io lì in mezzo
alla fine di nuovo spuntavo
e sapevo
cosa era successo intanto.
lo sai cosa ne penso dai
che un storia così
non c'è stata mai,
e che al riparo dai guai
non ci siamo stati mai.
Una città di porti dietro
le tue strade si dimenticheranno ormai.
E' questo che non capisco sai:
non mi arrendo ai finali
e il tuo non fa eccezione,
mi sa di storia
che non deve finire.


Sono passata dalla tua finestra,
ancora sole nei paraggi, ancora silenzio in gola,
le strade sono identiche se non piangi mai,
era un respiro stanco, di noi due a fianco,
i giorni separati non esistevano,
poche le scale salite insieme;
ancora il sole a salutarmi, oggi
ancora muti e tremanti i passi,
il dolce spiarci negli anni,
pigra passeggiata senza meta,
nelle tasche era la nostra vita,
e non una parola saprei raccontare a riguardo.


le notti blu in città
un'estate bianca
che soppravvive ai ricordi,
le mura cambiano
ma con i sogni sopiti sulla pelle,
mi porto dietro vecchi ciondoli
e dò nuovi nomi alle stelle,
zingara in periferia
ma piena di soglie,
ovunque focolai da cui stare alla larga;
è lenta una rinascita,
il vento non trasporta
la polvere più pesante;
è ingenuo pensare
che il miele non finisca e
la testa sia solo per i coriandoli?
ma il cielo da solo sa muoversi,
non voglio rimanergli indietro.






Avessi qui intorno,
un giorno di marzo
ricordato per caso,
un giorno di un anno
passato contando
le quatttro stagioni:
erano nuvole
le tende bianche dei salotti,
attorno gli aromi confusi
delle teiere illuminate,
Gli orologi fermi,
derisi dal tempo
che, ubriaco, sostava.
Era marzo squisito,
a servici il dolce
sui suoi piatti migliori.
Non si ripetono da sole le magie.
Non so richiamare all'ordine i mesi,
perchè ritorni solo marzo ad ogni anno.
Si è perso
il gusto tenero dei ricordi,
impallidiscono via via
come colori stinti.
Ho cessato di contare le stagioni:
non sono devote e leggere,
e non amano gli ospiti
che ne vivono troppe.


 mi batteva il cuore
se ti vedevo,
un palpito più forte
le gambe più pesanti
per trattenermi a terra
perchè in acqua e in aria mi sentivo,

era l'energia della terra
era il tempo
che bevevo a sorsi più lunghi

che vergogna definire
un desiderio,
ammettere
una mancanza,
io,
che mi bastavo da solo da sempre,

non si scomodano i sentimenti
per un paio di tremiti,
i miei erano tali
e così son rimasti,

non ho trovato altri nomi
per le tue carezze
mai ricevute,
e i tuoi favori
solo sognati,

val la pena inginocchiarsi
davanti un miraggio
e chiamarlo sogno
e riempire le fila
degli uomini disillusi?