domenica 12 dicembre 2010

finite le ore
di confusione e di dolore,
tacciono i vicini
son più quieti i respiri,

ecco è passato il giorno
della tua dipartita
più lungo e angoscioso
della tua morte intirizzita

la nostra storia non mi affoghi
malvagia come un'onda
che il tremore non mi cambi
perchè alla vita si ritorna

certo che son piene le mie mani
di lente grida esangui
perchè sei tu da solo
nelle preghiere che piangi


maledetto il tempo e l'amore
bravi a legarti con me nel dolore
loro continuano il mestiere
io osservo le pioggie lontano cadere.







la neve,
-ricordi?-
sa vibrare di notte:
è lei custode
dei nomi dorati,
dei venti d'inverno
che una volta ci incantavano;
eravamo i maestri di prosa e le stelle argentate
i persi, gli assonnati e i rifugiati.

il tempo ci ha trovati e sgridati
dov'è il nostro inverno
a scuotere i sogni?
non m'avete svegliata
e in silenzio perdonata
ma in viaggio lontani ridete
della figlia abbandonata
dell'anima che è rimasta indietro
tradita, non ha più voce
e tremante vi chiama:
nel mare
senza compagni,
la nave minore
ha steso gli ormeggi
e cerca i suoi fari.

mercoledì 1 dicembre 2010

Dormirò un giorno
tanto a lungo da vedere in sogno
ogni volto che c'è in terra,
con il cuore
e i desideri
ad uno ad uno vi respirerò davanti,
come un'incanto
una chimera.
Dormirò una notte
così profonda e lontana
da vagare
nel mondo mio immersa
anima e amore
nel mio paradiso confinata
ricettacoli e altari saranno le case
di chi voglio vicino
non guiderò eserciti
ma farfalle impaurite
che sull'acqua voleranno
sotto i soli viola che tramontano.
di strade quiete e paesi abbandonati
e foreste di brina
di loro, soltanto,
sentirò i mormorii.
Dormirò un'ora
e sarà nostra,
eterna e maestosa
la mia onda più forte
a sommergerci insieme:
non ti vedrò
più solo e arrancante
ma sarai gioia
saremo noi le farfalle libere
e le foreste.




Tace la notte,
gli specchi come ombre
i muri si riposano.
A vedere le stanze,
troppo riposate
non si scorge indizio
di presenze passsate,
di dolori rimasti,
freddi come rivoli torbidi,
nè qualcuno vi può leggere
tra la polvere assonnata
di vite di quà passate
che qui soltano rimangono legate:
solo un testimone
si fa vivo ogni tanto
per sbaglio o per scherzo
piange solitario
e socchiude la porta uscendo.
E così trascorre il giorno,
trascinandosi per le camere
come un orfano,
così arriva la sera,
lì trepidante attende
una voce
che si addormenta vestita, già pronta a scappare;
se vi è una presenza
tra le spoglie memorie
è un solo singhizzo
una stridula fatica
che mormora,
a nome di chi
ha perso tutto.