mercoledì 1 dicembre 2010

Tace la notte,
gli specchi come ombre
i muri si riposano.
A vedere le stanze,
troppo riposate
non si scorge indizio
di presenze passsate,
di dolori rimasti,
freddi come rivoli torbidi,
nè qualcuno vi può leggere
tra la polvere assonnata
di vite di quà passate
che qui soltano rimangono legate:
solo un testimone
si fa vivo ogni tanto
per sbaglio o per scherzo
piange solitario
e socchiude la porta uscendo.
E così trascorre il giorno,
trascinandosi per le camere
come un orfano,
così arriva la sera,
lì trepidante attende
una voce
che si addormenta vestita, già pronta a scappare;
se vi è una presenza
tra le spoglie memorie
è un solo singhizzo
una stridula fatica
che mormora,
a nome di chi
ha perso tutto.

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