domenica 12 dicembre 2010

finite le ore
di confusione e di dolore,
tacciono i vicini
son più quieti i respiri,

ecco è passato il giorno
della tua dipartita
più lungo e angoscioso
della tua morte intirizzita

la nostra storia non mi affoghi
malvagia come un'onda
che il tremore non mi cambi
perchè alla vita si ritorna

certo che son piene le mie mani
di lente grida esangui
perchè sei tu da solo
nelle preghiere che piangi


maledetto il tempo e l'amore
bravi a legarti con me nel dolore
loro continuano il mestiere
io osservo le pioggie lontano cadere.







la neve,
-ricordi?-
sa vibrare di notte:
è lei custode
dei nomi dorati,
dei venti d'inverno
che una volta ci incantavano;
eravamo i maestri di prosa e le stelle argentate
i persi, gli assonnati e i rifugiati.

il tempo ci ha trovati e sgridati
dov'è il nostro inverno
a scuotere i sogni?
non m'avete svegliata
e in silenzio perdonata
ma in viaggio lontani ridete
della figlia abbandonata
dell'anima che è rimasta indietro
tradita, non ha più voce
e tremante vi chiama:
nel mare
senza compagni,
la nave minore
ha steso gli ormeggi
e cerca i suoi fari.

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