mercoledì 25 maggio 2011

senza sogni

........la notte e il panico
divoro pensieri
e sfioro desideri
l'ora non si muove
di silenzio non si muore

pece, velluto e fumo,
afa e universo dischiuso
solo io di questo paradiso mi sento l'ecluso,

stelle ubriche che cantano
sono per strada i futuri del mondo
a loro non trema una mano da sola sul muro

i morti che dormono
chi lavora non smette di pregare
mangio giorni da sempre
ma una domanda fa paura come allora

se finiranno le angosce
farò fuochi e candele per la mia terra
e chi è solo
non deve temere
la gola che nel buio si stringe di megere

la notte non è una canzone
nè una donna
finisce, dicevano, a un'ora più nuova

città nebbiosa
lenta e incosciente
bambina rabbiosa,

rubi sogni preziosi
e calpesti da feroce medusa
i tentativi faticosi
di un'anima socchiusa

baci dolci e sinfonia
sono per lei poemi
più che una cura
la malattia

non hai insegnato
alla bambina impoverita
che l'oro nascosto in un dolore
è una pietra pesante che va seppellita

ancora la vedo,
nei mattini accovacciati
la patetica ombra
a fissare del cielo
i disegni ingarbugliati

prendile con la mano
il suo pensiero più triste
è una foglia diamantata,
una piuma di conquiste

non si abbandona
la tua figlia più fragile
nella casa di nuvole
donale una abbraccio
un colore
un distacco

sempre rimasta fanciulla
non farà altro che scappare
addormentata
sotto la violacea betulla



Paul Van Dyk - New York City

Circo

non siamo carovane?
come processioni notturne
sui pesanti binari,
di notte si beve e si piange
e stanchi si fa silenzio
per la sarrabanda e il lavoro del domani,
che non ha più misteri
per chi sbircia da anni tra i tendoni
e ne conosce i trucchi
i sudori che fanno risate
e mille botte
e soldi nelle tasche
così si procede
tra le zingare e i domatori,
è bello
ogni tanto
fermarsi
a contare le stelle.


La notte, lo sai, è velluto dolce per i sogni,
un buio ricettacolo di mondo inventato,
dove una danza ramata può nascere
e avere ore lunghe,
dove i lenti passi nei libri
ai nostri combaciano,
per diventare infiniti,
diventiamo così
forme sottili e libere,
ogni strato
è esplorazione,
così ritorniamo alle origini
alle selve giganti
ai racconti fantastici
alle liriche degli avi.
E' terreno sacro
il tuo mondo parallelo,
che vive di sussurra di viole,
e gocce amate
come tenebre inviolate,
sembra acqua
quel velo che sicuro vi riposa,
non è silenzio
quel mormorio che ricorda la fine,
presto gli incanti si faranno polvere,
ai longevi fardelli il giorno ritorna,
e non sarà più tempo
per fate e desideri,
tutto tacerà di nuovo
un sipario diamantato
un urna comune
a sigillarlo,
un'altra stella, domani.
La senti - feroce-
la stretta realtà delle cose,
non gridano,
nella loro vacuità,
una tela senza colori
vi si appoggia ogni volta
e i volti più veri
affogano
immensi;
se ci sono sentimenti
o arte radagia
che pende stanca
dai fili
non trovi mani a coppa
che raccolgano gocce,
cadono da sole a terra;
sono questi i nostri sogni tralasciati,
piccoli tormenti,
che perdiamo per strada;
non vedo,
lontane,
anime pentite
che se ne rammaricano.






......sei lenta
e dolce
la mattina,
un'arancia dorata
e mille rivoli di sole,
hai le spalle coperte di sogni
qualcosa ancora addormentato
tra le mani,
vorrei cucire
lenzuola bianche alle porte
e fare di un giorno
un' eterna mattina
un mondo sempre all'inizio
come una donna che si sveglia.