sabato 20 agosto 2011

la mia acqua
è gelido telo notturno,
un uomo che nuota da solo
un mago senza voce
disertore dei tempi
lentamente ne emerge
con in testa i sogni proibiti del mondo,
e si fa largo nello specchio di pece,
non sente la notte disperata
a chiamarlo a casa
è un esule fuggito
sulle spalle solo il peso di un mare
solo un freddo benedetto
è l'acqua
la nascita di un pensiero libero
di sottili felicità sommesse,
questo tempo, pensa l'uomo,
è solo amore potente.

giovedì 30 giugno 2011

non si descrive
da solo
un vento nuovo,
come una pagina voltata
non fa rumore,
come due ali
che si aprono d'estate
Sono infinte
le notti
come le stelle
a guardarmi la pelle
diventare avorio,
non più rosa addormentata
ma bianco da sposa
Un occhio più scuro mi guarda allo specchio,
che trema più ansioso
per l'amore che sarà condiviso,
e il mondo diverso mi guarda
non più sogno ovattato.
Sento più stretta
la mano materna,
non più quieto rifugio
ma strada esplorata
e altre le mete
a cercare me stessa.
Il pendolo ha fatto abbastanza ritocchi,
stavolta sono io ad alzarmi
per le risposte che mi attendono.
Nulla sarà mai più quieto
e una meraviglia nasce
e si fa parola.

Donna.






venerdì 24 giugno 2011

e chiudo gli occhi ancora
un cielo assolato
una perla rosa
non ci sono più nubi
su cui riposare
non c'è pioggia su cui piangere
voci passate che dormono
le mie dita fragili stringono candele
e si cammina
e si avanza....

la morte ha finito il suo giro
una figlia nuova si alza da terra
ha una bocca di memorie
un groviglio di rose in testa
fame astratta di magie
non sa cosa sia un inizio
perchè ha solo ritagli in tasca
e l'anima blu
a un lago addormentato somiglia.

i giorni si dimenticano
non lasciare che si posino sui desideri
che diventino pozzi freddi
a ipnotzzarti gli occhi
c'è spazio per ogni pensiero perso
per ogni tempo andato
di baci e di vittorie

stanotte sarà ancora un misero silenzio
un pigro riflesso che era ricordo
e si assopisce e diventa un eco


mercoledì 25 maggio 2011

senza sogni

........la notte e il panico
divoro pensieri
e sfioro desideri
l'ora non si muove
di silenzio non si muore

pece, velluto e fumo,
afa e universo dischiuso
solo io di questo paradiso mi sento l'ecluso,

stelle ubriche che cantano
sono per strada i futuri del mondo
a loro non trema una mano da sola sul muro

i morti che dormono
chi lavora non smette di pregare
mangio giorni da sempre
ma una domanda fa paura come allora

se finiranno le angosce
farò fuochi e candele per la mia terra
e chi è solo
non deve temere
la gola che nel buio si stringe di megere

la notte non è una canzone
nè una donna
finisce, dicevano, a un'ora più nuova

città nebbiosa
lenta e incosciente
bambina rabbiosa,

rubi sogni preziosi
e calpesti da feroce medusa
i tentativi faticosi
di un'anima socchiusa

baci dolci e sinfonia
sono per lei poemi
più che una cura
la malattia

non hai insegnato
alla bambina impoverita
che l'oro nascosto in un dolore
è una pietra pesante che va seppellita

ancora la vedo,
nei mattini accovacciati
la patetica ombra
a fissare del cielo
i disegni ingarbugliati

prendile con la mano
il suo pensiero più triste
è una foglia diamantata,
una piuma di conquiste

non si abbandona
la tua figlia più fragile
nella casa di nuvole
donale una abbraccio
un colore
un distacco

sempre rimasta fanciulla
non farà altro che scappare
addormentata
sotto la violacea betulla



Paul Van Dyk - New York City

Circo

non siamo carovane?
come processioni notturne
sui pesanti binari,
di notte si beve e si piange
e stanchi si fa silenzio
per la sarrabanda e il lavoro del domani,
che non ha più misteri
per chi sbircia da anni tra i tendoni
e ne conosce i trucchi
i sudori che fanno risate
e mille botte
e soldi nelle tasche
così si procede
tra le zingare e i domatori,
è bello
ogni tanto
fermarsi
a contare le stelle.


La notte, lo sai, è velluto dolce per i sogni,
un buio ricettacolo di mondo inventato,
dove una danza ramata può nascere
e avere ore lunghe,
dove i lenti passi nei libri
ai nostri combaciano,
per diventare infiniti,
diventiamo così
forme sottili e libere,
ogni strato
è esplorazione,
così ritorniamo alle origini
alle selve giganti
ai racconti fantastici
alle liriche degli avi.
E' terreno sacro
il tuo mondo parallelo,
che vive di sussurra di viole,
e gocce amate
come tenebre inviolate,
sembra acqua
quel velo che sicuro vi riposa,
non è silenzio
quel mormorio che ricorda la fine,
presto gli incanti si faranno polvere,
ai longevi fardelli il giorno ritorna,
e non sarà più tempo
per fate e desideri,
tutto tacerà di nuovo
un sipario diamantato
un urna comune
a sigillarlo,
un'altra stella, domani.
La senti - feroce-
la stretta realtà delle cose,
non gridano,
nella loro vacuità,
una tela senza colori
vi si appoggia ogni volta
e i volti più veri
affogano
immensi;
se ci sono sentimenti
o arte radagia
che pende stanca
dai fili
non trovi mani a coppa
che raccolgano gocce,
cadono da sole a terra;
sono questi i nostri sogni tralasciati,
piccoli tormenti,
che perdiamo per strada;
non vedo,
lontane,
anime pentite
che se ne rammaricano.






......sei lenta
e dolce
la mattina,
un'arancia dorata
e mille rivoli di sole,
hai le spalle coperte di sogni
qualcosa ancora addormentato
tra le mani,
vorrei cucire
lenzuola bianche alle porte
e fare di un giorno
un' eterna mattina
un mondo sempre all'inizio
come una donna che si sveglia.

lunedì 28 marzo 2011

un'estate fa

Una sola,
di stagione,
non mi fa cambiare,
mille estati
e ancora più indietro,
in un'altra vita,
un'altro gioire.
ero,
lo eravamo,
diversi e lontani,
tanto di tutto
non bastava.
Mancava sempre,
ai ricordi
qualche scintilla più sentita,
la vita altrove,
che non seguiva
noi,
me
a strascicare i piedi,
la mia elemosina,
in giro a cercarmi
a sperare di perdermi in città.
Una sopra l'altra
le storie degli altri,
su di me
hanno fatto gli anni,
solo la mia
non ha strati,
non pesa tra le mani,
Non bastano
mille estati a farmi presente
nel mondo
sono una notte di nebbia
una traettoria sbagliata,
un'assurda assenza,
un fiocco di neve nel lago.



Un cielo
è bianco
come vernice densa,
come ritagli di carta mai scritta,
uno specchio e mille stanze senza sole,
voci nuove che non sanno amarsi
sussurri passati che ascoltano curiosi.
come è bella la realtà davanti,
una legge su un'altra
e la vita trova un equilibro.
non sembra ci sia posto
per una fame astratta,
uno sguardo perso,
un vetro abbandonato,
per le mancanze che parlano.
La casa dei noi,
dei silenzi ripetuti ,
dalle frasi sospese.
non si cresce così un amore,
un sogno,
un coraggioso tentativo.
Si impiccano su una sedia
coloro che non credono,
senza passi falsi
e sono già morti e vecchi,
si sgozzano i delusi
si calpestano i fuggiaschi.
La guerra dichiarata
è una pagina che chiede altre storie,
ascolta la fiamma che corrode le lenzuola,
leggi i nostri resti negli occhi,
negli oggetti dimenticati.
Poi,
le parole arrivano,
come sicure strette di mano,
la solitudine che inizia dal niente,
dal logorio placato,
è sana come acqua.
Non sbattere una porta,
non si ricomincia da un errore.


.........figlia senza legami,
sono nata da un desiderio calmo,
già dormiente,
che non ha mai brillato.
Lenti i pensieri,
il mondo entra a sorsi leggeri
a flebili sospiri negli occhi.
non sono mai stata un'ombra
con troppi confini,
un passo costante
un profumo dolce;
son nata trascinata
da secolari divieti
Rimane il tempo adesso
a bere con me la notte,
non riesco a farlo mio,
per il troppo vento respirato,
e sento lontani dolori
che bisbigliano,
vedo solo candele accese,
verdi echi di preghiere,
e osservo i giorni accumularsi alle finestre,
chi mi ha fatta è sparito,
i miei primi gridi non si ripetono,
la mia vita
è solo
discreta emulazione..........

sabato 12 marzo 2011


e mi batteva il cuore
se ti vedevo,
un palpito più forte 
le gambe più pesanti
per trattenermi a terra
perchè in acqua e in aria mi sentivo,


era l'energia della terra
era il tempo
che bevevo a sorsi più lunghi


che vergogna definire
un desiderio,
ammettere
una mancanza,
io,
che mi bastavo da solo da sempre,


non si scomodano i sentimenti
per un paio di tremiti,
i miei erano tali
e così son rimasti,


non ho trovato altri nomi
per le tue carezze 
mai ricevute,
e i tuoi favori
solo sognati,


val la pena inginocchiarsi
davanti un miraggio
e chiamarlo sogno
e riempire le fila
degli uomini disillusi?

ho amato un sorriso,
un cuore infranto,
uno sbaglio,
ho dato un nome
a una forma distorta
a un tremito
al mio rossore
e la mia immagine
di un sogno
mi camminava ignara a fianco:
era solo un'attesa,
un sonno dorato
senza suono,
a questo ho decorato il tempo;
una nube mi ha vista e
troppo inquieta
ha fatto pioggia sul mio oblio
ora il cuore è tornato al suo posto
ma dove prima ho lasciato un ricordo
lì adesso è rimasto il mio sogno

brucino
le nevi,
le preghiere opache,
le candele immacolate,
lei è tornata in città,
porta ancora ombre
e calde ortensie tra le braccia
i suoi sogni rinchiusi
come stendardi
le fanno da palco,
è diventata i suoi viaggi,
senso di libertà che respira,
è il mondo segreto con i suoi misteri,
il vento nuovo fa ritorno,
e spalanca palpebre addormantate,
i ruscelli sussurranno
la gente fa festa
lei è tornata,
con le sue vittorie,
e la pagina invecchiata
è voltata per sempre.




venerdì 11 marzo 2011

Gli amori di Carta


Due ne ho avuti,
erano fragili come ginocchia tremanti,
buone solo da stringere
non per sorreggere,
uno che sfugge all'altro
che rincorre un terzo
che è perso e mangia favole,
un cerchio e un triangolo,
una forma senza logica,
una geometria imperfetta
A chi ho dato senza amare
e a chi ho aspettato di ricevere,
chi ho visto piangere,
e chi sapeva solo sorridere.
sono rimasta io al centro
e ai bordi
di un gioco inventato,
la fuga di una codarda
in una nebbia viola
a disfare matasse
a ridere agli specchi
a sussurrare a fantasmi;
per tutto il tempo
non ho dato forma ai sogni,
non ho posato carezze sulle spalle buie;
nessuno da allora
mi aspetta
non appaio ormai
rosa e poesia
nei desideri,
nè calda aurora tra le mani,
non erano amori
non esistono più
a memoria spenta.

mercoledì 2 febbraio 2011


Simile alla libellula
e ai più leggeri fiori di acqua
a una lacrima cremisi
in un lago in ombra
così preziosa
mi pare la tua anima
che galleggia da sola in una stanza,
si aggirra e permane;
non un'immagine
una voce
un'onda,
che si intravede
tra le persiane;
è un folletto dispettoso
il tuo ricordo
che sogghigna
e si fa rincorrere
sbattendo le porte
a notte fonda,
tanto forte da creare materia
un peso da rigirare tra le mani;
non è te,
questo peso,
non è vita,
questa afosa esistenza,
è un'ora di troppo
da dipingere da soli
è lontano,
questo tempo,
dalle nostre realtà.