lunedì 28 marzo 2011

un'estate fa

Una sola,
di stagione,
non mi fa cambiare,
mille estati
e ancora più indietro,
in un'altra vita,
un'altro gioire.
ero,
lo eravamo,
diversi e lontani,
tanto di tutto
non bastava.
Mancava sempre,
ai ricordi
qualche scintilla più sentita,
la vita altrove,
che non seguiva
noi,
me
a strascicare i piedi,
la mia elemosina,
in giro a cercarmi
a sperare di perdermi in città.
Una sopra l'altra
le storie degli altri,
su di me
hanno fatto gli anni,
solo la mia
non ha strati,
non pesa tra le mani,
Non bastano
mille estati a farmi presente
nel mondo
sono una notte di nebbia
una traettoria sbagliata,
un'assurda assenza,
un fiocco di neve nel lago.



Un cielo
è bianco
come vernice densa,
come ritagli di carta mai scritta,
uno specchio e mille stanze senza sole,
voci nuove che non sanno amarsi
sussurri passati che ascoltano curiosi.
come è bella la realtà davanti,
una legge su un'altra
e la vita trova un equilibro.
non sembra ci sia posto
per una fame astratta,
uno sguardo perso,
un vetro abbandonato,
per le mancanze che parlano.
La casa dei noi,
dei silenzi ripetuti ,
dalle frasi sospese.
non si cresce così un amore,
un sogno,
un coraggioso tentativo.
Si impiccano su una sedia
coloro che non credono,
senza passi falsi
e sono già morti e vecchi,
si sgozzano i delusi
si calpestano i fuggiaschi.
La guerra dichiarata
è una pagina che chiede altre storie,
ascolta la fiamma che corrode le lenzuola,
leggi i nostri resti negli occhi,
negli oggetti dimenticati.
Poi,
le parole arrivano,
come sicure strette di mano,
la solitudine che inizia dal niente,
dal logorio placato,
è sana come acqua.
Non sbattere una porta,
non si ricomincia da un errore.


.........figlia senza legami,
sono nata da un desiderio calmo,
già dormiente,
che non ha mai brillato.
Lenti i pensieri,
il mondo entra a sorsi leggeri
a flebili sospiri negli occhi.
non sono mai stata un'ombra
con troppi confini,
un passo costante
un profumo dolce;
son nata trascinata
da secolari divieti
Rimane il tempo adesso
a bere con me la notte,
non riesco a farlo mio,
per il troppo vento respirato,
e sento lontani dolori
che bisbigliano,
vedo solo candele accese,
verdi echi di preghiere,
e osservo i giorni accumularsi alle finestre,
chi mi ha fatta è sparito,
i miei primi gridi non si ripetono,
la mia vita
è solo
discreta emulazione..........

sabato 12 marzo 2011


e mi batteva il cuore
se ti vedevo,
un palpito più forte 
le gambe più pesanti
per trattenermi a terra
perchè in acqua e in aria mi sentivo,


era l'energia della terra
era il tempo
che bevevo a sorsi più lunghi


che vergogna definire
un desiderio,
ammettere
una mancanza,
io,
che mi bastavo da solo da sempre,


non si scomodano i sentimenti
per un paio di tremiti,
i miei erano tali
e così son rimasti,


non ho trovato altri nomi
per le tue carezze 
mai ricevute,
e i tuoi favori
solo sognati,


val la pena inginocchiarsi
davanti un miraggio
e chiamarlo sogno
e riempire le fila
degli uomini disillusi?

ho amato un sorriso,
un cuore infranto,
uno sbaglio,
ho dato un nome
a una forma distorta
a un tremito
al mio rossore
e la mia immagine
di un sogno
mi camminava ignara a fianco:
era solo un'attesa,
un sonno dorato
senza suono,
a questo ho decorato il tempo;
una nube mi ha vista e
troppo inquieta
ha fatto pioggia sul mio oblio
ora il cuore è tornato al suo posto
ma dove prima ho lasciato un ricordo
lì adesso è rimasto il mio sogno

brucino
le nevi,
le preghiere opache,
le candele immacolate,
lei è tornata in città,
porta ancora ombre
e calde ortensie tra le braccia
i suoi sogni rinchiusi
come stendardi
le fanno da palco,
è diventata i suoi viaggi,
senso di libertà che respira,
è il mondo segreto con i suoi misteri,
il vento nuovo fa ritorno,
e spalanca palpebre addormantate,
i ruscelli sussurranno
la gente fa festa
lei è tornata,
con le sue vittorie,
e la pagina invecchiata
è voltata per sempre.




venerdì 11 marzo 2011

Gli amori di Carta


Due ne ho avuti,
erano fragili come ginocchia tremanti,
buone solo da stringere
non per sorreggere,
uno che sfugge all'altro
che rincorre un terzo
che è perso e mangia favole,
un cerchio e un triangolo,
una forma senza logica,
una geometria imperfetta
A chi ho dato senza amare
e a chi ho aspettato di ricevere,
chi ho visto piangere,
e chi sapeva solo sorridere.
sono rimasta io al centro
e ai bordi
di un gioco inventato,
la fuga di una codarda
in una nebbia viola
a disfare matasse
a ridere agli specchi
a sussurrare a fantasmi;
per tutto il tempo
non ho dato forma ai sogni,
non ho posato carezze sulle spalle buie;
nessuno da allora
mi aspetta
non appaio ormai
rosa e poesia
nei desideri,
nè calda aurora tra le mani,
non erano amori
non esistono più
a memoria spenta.