martedì 31 agosto 2010

PADRE
quanto mi manca,
una parola,
qualunque,
che significhi qualcosa,
la tua,
che ti faccia tornare
uomo.

MADRE
sei scappata in fretta,
vedo,
da questo inferno,
non a torto,
dopo il tuo dovere,
sacrosanto,
di concepire,
chiunque,
perchè eri fragile,
dicono,
e non sapevi che fartene,
ho saputo,
di tutto il resto,
ma io non ci credo,
sai,
perchè non vedo
nulla,
di te,
me compresa,
che non sia rimasto
almeno in parte
un pò incompiuto.

FUTURO
mi sembri un figlio,
a volte,
che ha deluso tutti,
fino ad adesso,
e io, l'unica illusa,
che ne se ne vanta con bugie,
sperandoci ancora.

PASSATO
che ridere sarebbe,
andarlo a trovare,
adesso,
dopo averlo visto,
tutti questi anni,
sai che festa,
per gli occhi,
e che rabbia,
tutti quegli sbagli,
non fa per me,
pensarci troppo,
potrei non tornare,
con tutta quella compagnia.

INVERNO
sei tornato,
amico,
quest'anno
da chiederti,
non ho nulla,
scusa,
ma dopo l'estate,
che mi ha portato
qualcosa,
che non volevo,
risparmiami,
almeno tu,
qualche sopresa,
perchè è per lei,
stavolta,
che sto meditando,
la mia vendetta.

INFANZIA
maledetta,
non perchè passi,
ma perchè rimani;

AMICO
una razza difficile,
la mia,
che dà peso
a cose buffe,
e ride sempre poco,
le anime gemelle sono poche,
e io cerco
solo chi guarda il mare
e riesce a parlarci
anche con me a fianco.


azzurro
è il mio colore,
di un'anima tenue,
che non sa osare
in mezzo agli altri.
azzurre le mie giornate invisibili
che non scuotono il mondo
azzurri gli amori
che non lasciano segni sulla pelle
di chi accetta serena anche quelli sbagliati
azzurra la sera della mia dipartita
che so già essere silenziosa
come la polvere attorno
che da sempre mi sospira vicino.



...............sono in un angolo e attendo e spero,
che anche stanotte tu sia buono e paziente
e sia capace di trovarti una strada
tra me e le mie ombre,
ti ho già visto altre volte,
testardo e atleta
farti varco tra le mie suppliche
di dorata penitenza,
così bravo a non darmi retta
se ti dico che il mio corpo
è chiuso in se stesso
e non può darti
il miele che ti fa sobrio;
sai che la mia violenza
nasce dai sogni sbagliati
che vivono e muoiono in un soffio
sei tu a ricondurmi donna
su una terra finita
io ti riconosco padrone
e capo dei miei umori
che sai plasmare e rendere dolci;
i tuoi baci sanno d'amore
e di suppliche
a tenermi stretta;
è una guerra la nostra
di due nemici che ci cercano,
è un possesso che dura eterno,
quando siamo uniti
nell'orgoglio e nella resa
quando siamo uomo e donna
e la nostra origine
in quei momenti
tu mi rendi vecchia di mille anni
e ancora fresca e insaziabile
camminiamo insieme verso la fine
e ridiamo e baciamo
così finisce l'ora
che ci siamo scelti per incontrarci.

se temi che il buio
imprigioni
i tuoi pensieri
e non faccia
respirare i desideri
tu da solo
sei il mio sogno
che la notte e il giorno
insieme
non riescono a far tacere



martedì 24 agosto 2010

Buonanotte
al giorno che si consuma
ai frammenti inutili che ricordo
ai gesti necessari che si fanno nei minuti
buonanotte
alle notti passate
che non si vivono mai
veramente quando si respira da soli il buio
buonanotte
ai pensieri vecchi e nuovi
che si somigliano e litigano
come fratelli
buonanotte a un'altra notte
che si risveglia troppo presto
per mettere allegria
e che è sempre troppo ostile
per far sognare
buonanotte
ai sabati che verranno
e alle messe d'infanzia
che odoravano di cedro
e innocenza,
buonanotte ai nomi che non so scordare
che hanno voce propria
e ridacchiano sommessi dietro al cuscino
come vecchiette di paese
buonanotte
all'amore di ragazza
che non sa più suonare ansioso
come i campanelli di sera
e sembra zoppiccare maldestro
con troppa ironia
buonanotte alle cucine spente
dove la vita profuma sempre
di promessa sicura
e lunga compagnia
buonanotte alle strade rumorose
che mi vedranno pensierosa
sempre per lo stesso cammino,
buonanotte ai bambini troppo vispi
e alle mamme troppo buone
che ti porti dietro con i loro misteri
bisbigliati davanti ai lavandini
buonanotte alle parole innocenti
ai sogni alla portata di tutti
ai libri mai scritti
a chi si riappacifica
davanti a una luce fioca
e chi riesce a ignorare
la mano destra che trema.



Di nuovo
rapida e ubbidiente
attenta a non sgarrare
con tremiti nervosi,
di nuovo
me stessa
con solo
qualche nodo
in più tra le mani,
che non mi porta mai
a rive più libere;
i passi
che ripeto a memoria
quelli già fatti
con cui scendo a patti
non mi perdonano
dove sto traghettando
neanche stavolta;
il mio volto che non sa raccontare
nè riesce a stare al gioco
con le mie ossa precoci;
se un' onda meno quieta
di notte mi fa visita
all'alba è già rinchiusa in un armadio
dove giace lacerata
dai miei buoni consigli;
è così che si costruisce una fine
a modo mio
ho già raccolto i sassi
da infilarmi in tasca

Un paio d'ali nascoste
che vedo lontane
ad aspettarmi
così è la poesia,
la mia gemella vagabonda
che non ha leggi
e conosce ogni volto,
in una notte
la incontrai sepolta
e addormentata,
le porsi la mano
per guardala in faccia
e tremante
mi scrutò,
scostante e dimenticata
come me
faticava a fidarsi
ma
già eravamo compagne
due selvagge
che si erano trovate,
due esseri dai nomi ingarbugliati
un passo alla volta
e trovai una madre
e lei scoprì una figlia.

suicidio

sogni
risvegli
proteine
sbadigli
vestiti
ombrelli
monete
ascensori
treni
venti
scossoni
porte
scartoffie
lamentele
squilli
rimproveri
panini
caffè
di nuovo
scartoffie
lamentele
squilli
rimproveri
silenzi
strade
parole
ritardi
lettere
bollette
cuscini.
Un pensiero
una volta
un lento squarcio
che sanguina,
una lacrima
e un desiderio
che soffoca,
un volo
l'ultimo
una fine
e poi
più nessuna
parola inutile

L'uragano

una sera
un'estate
più sola delle altre
gli occhi dai balconi
verso le nubi inerti
una voce che non parla
un sospiro che si ripete
dietro una balaustra,
sempre uguali
lisi, dai colori sbiaditi
sono i pensieri
che ritornano
al principio
quando arrivano alla fine,
sono cerchi perfetti
sono una scala musicale
che riparte daccapo
sono applausi di circostanza;

il tempo è creta morbida
che cambia forma
non è pietra
che si corrode dopo le eclissi
non è acqua
che annega i respiri
anche se distilla gocce inesorabili,
la natura ha i suoi cicli
è un'anziana con cui non si scende a patti,
ma l'uomo è mobile
è un infinito di possibilità
che si ciba di sorprese
può scavalcare i calendari
e farne romanzi,
è una mano
e un cuore
è un uragano
dietro le stelle.

mercoledì 4 agosto 2010

Le mattine tristi

le vedi e non le guardi
le gambe distese sui treni
le mamme vagabonde nelle strade
le nuvole mute sempre uguali,
sono così placide
le mattine grigie
di chi si affoga di doveri
di chi si crede vivo
perchè sente muovere i tacchi sulle scale,
così leggere
da far volare i desideri sudici
dai finestrini dei tram,
sono ricordi trascurati che bussano inquieti
così innocui da farci sorridere;
si vede il cielo,
in quelle mattine,
che si riempe lento
dei rumori degli assonnati
di fantasmi che ritornano uomini
quando il sole sarà più alto;
sono mattine e giornate
che sudano fatiche e
si gonfiano di dolori sempre nuovi
come ferite riaperte,
sono sorelle coraggiose
che suonano promesse
e sussurrano idee
a chi guarda lontano e cammina;
sono madri centenarie
le mattine delle città
che svegliano i figli
e mettono loro in tasca un bacio;
sono padri anziani addormentati
quei mattini silenziosi
così bonari
da cedere il posto a chi cresce più furbo
sono le mattine adolescenti
che sanno quanto inutile sia la notte
che non ride mai quanto loro;
le mattine inerti
sono persone sole
sono bocche ansiose e ciglia azzurre di sogni
sono le nostre ore che finiscono in fretta,
siamo noi
che non vogliamo perderci.



Il poeta è un operaio
Gridano al poeta:
"Davanti a un tornio ti vorremmo vedere!
Cosa sono i versi? Parole inutili!
Certo che per lavorare fai il sordo".
A noi, forse, il lavoro
più d'ogni altra occupazione sta a cuore.
Sono anch'io una fabbrica.
E se mi mancano le ciminiere,
forse, senza di esse,
ci vuole ancor più coraggio.
Lo so: voi non amate le frasi oziose.
Quando tagliate del legno, è per farne dei ciocchi.
E noi, non siamo forse degli ebanisti?
Il legno delle teste dure noi intagliamo.
Certo, la pesca è cosa rispettabile.
Tirare le reti, e nelle reti storioni, forse!
Ma il lavoro del poeta non è da meno:
è pesca d'uomini, non di pesci.
Fatica enorme è bruciare agli altiforni,
temprare i metalli sibilanti.
Ma chi oserà chiamarci pigri?
Noi limiamo i cervelli
con la nostra lingua affilata.
Chi è superiore: il poeta o il tecnico
che porta gli uomini a vantaggi pratici?
Sono uguali. I cuori sono anche motori.
L'anima è un'abile forza motrice.
Siamo uguali. Compagni d'una massa operaia.
Proletari di corpo e di spirito.
Soltanto uniti abbelliremo l'universo,
l'avvieremo a tempo di marcia.
Contro la marea di parole innalziamo una diga.
All'opera! Al lavoro nuovo e vivo!
E gli oziosi oratori, al mulino!Ai mugnai!
Che l'acqua dei loro discorsi
faccia girare le macine.


Vladimir Majakovskij
............settembre arriva
come ritornano gli eroi
che annunciano le rese e portano i sommersi a riva,
settembre è in viaggio
se ne vedono già le orme
nei giorni più rapidi a finire
e nelle speranze più vicine,
settembre è dietro l'angolo:
anche se la strada maestra sembra lunga
c'è un'ombra più calma in cielo
che sussurra,
settembre non dura quanto un sogno
da solo ne porterà altri con sè,
più nuovi
come voci decise
a non farsi zittire,
settembre è solo più importante
quest'anno
come le promesse che si fanno al mare,
non volerà via invisibile
come i baci che si danno alla folla,
settembre sarà me
e le mie valigie
che svuoterò
senza la gioia
di chi ha raccolto ricordi.