le vedi e non le guardi
le gambe distese sui treni
le mamme vagabonde nelle strade
le nuvole mute sempre uguali,
sono così placide
le mattine grigie
di chi si affoga di doveri
di chi si crede vivo
perchè sente muovere i tacchi sulle scale,
così leggere
da far volare i desideri sudici
dai finestrini dei tram,
sono ricordi trascurati che bussano inquieti
così innocui da farci sorridere;
si vede il cielo,
in quelle mattine,
che si riempe lento
dei rumori degli assonnati
di fantasmi che ritornano uomini
quando il sole sarà più alto;
sono mattine e giornate
che sudano fatiche e
si gonfiano di dolori sempre nuovi
come ferite riaperte,
sono sorelle coraggiose
che suonano promesse
e sussurrano idee
a chi guarda lontano e cammina;
sono madri centenarie
le mattine delle città
che svegliano i figli
e mettono loro in tasca un bacio;
sono padri anziani addormentati
quei mattini silenziosi
così bonari
da cedere il posto a chi cresce più furbo
sono le mattine adolescenti
che sanno quanto inutile sia la notte
che non ride mai quanto loro;
le mattine inerti
sono persone sole
sono bocche ansiose e ciglia azzurre di sogni
sono le nostre ore che finiscono in fretta,
siamo noi
che non vogliamo perderci.
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