Sono passata dalla tua finestra,
ancora sole nei paraggi, ancora silenzio in gola,
le strade sono identiche se non piangi mai,
era un respiro stanco, di noi due a fianco,
i giorni separati non esistevano,
poche le scale salite insieme;
ancora il sole a salutarmi, oggi
ancora muti e tremanti i passi,
il dolce spiarci negli anni,
pigra passeggiata senza meta,
nelle tasche era la nostra vita,
e non una parola saprei raccontare a riguardo.
le notti blu in città
un'estate bianca
che soppravvive ai ricordi,
le mura cambiano
ma con i sogni sopiti sulla pelle,
mi porto dietro vecchi ciondoli
e dò nuovi nomi alle stelle,
zingara in periferia
ma piena di soglie,
ovunque focolai da cui stare alla larga;
è lenta una rinascita,
il vento non trasporta
la polvere più pesante;
è ingenuo pensare
che il miele non finisca e
la testa sia solo per i coriandoli?
ma il cielo da solo sa muoversi,
non voglio rimanergli indietro.
Avessi qui intorno,
un giorno di marzo
ricordato per caso,
un giorno di un anno
passato contando
le quatttro stagioni:
erano nuvole
le tende bianche dei salotti,
attorno gli aromi confusi
delle teiere illuminate,
Gli orologi fermi,
derisi dal tempo
che, ubriaco, sostava.
Era marzo squisito,
a servici il dolce
sui suoi piatti migliori.
Non si ripetono da sole le magie.
Non so richiamare all'ordine i mesi,
perchè ritorni solo marzo ad ogni anno.
Si è perso
il gusto tenero dei ricordi,
impallidiscono via via
come colori stinti.
Ho cessato di contare le stagioni:
non sono devote e leggere,
e non amano gli ospiti
che ne vivono troppe.
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