venerdì 24 agosto 2012


Sono passata dalla tua finestra,
ancora sole nei paraggi, ancora silenzio in gola,
le strade sono identiche se non piangi mai,
era un respiro stanco, di noi due a fianco,
i giorni separati non esistevano,
poche le scale salite insieme;
ancora il sole a salutarmi, oggi
ancora muti e tremanti i passi,
il dolce spiarci negli anni,
pigra passeggiata senza meta,
nelle tasche era la nostra vita,
e non una parola saprei raccontare a riguardo.


le notti blu in città
un'estate bianca
che soppravvive ai ricordi,
le mura cambiano
ma con i sogni sopiti sulla pelle,
mi porto dietro vecchi ciondoli
e dò nuovi nomi alle stelle,
zingara in periferia
ma piena di soglie,
ovunque focolai da cui stare alla larga;
è lenta una rinascita,
il vento non trasporta
la polvere più pesante;
è ingenuo pensare
che il miele non finisca e
la testa sia solo per i coriandoli?
ma il cielo da solo sa muoversi,
non voglio rimanergli indietro.






Avessi qui intorno,
un giorno di marzo
ricordato per caso,
un giorno di un anno
passato contando
le quatttro stagioni:
erano nuvole
le tende bianche dei salotti,
attorno gli aromi confusi
delle teiere illuminate,
Gli orologi fermi,
derisi dal tempo
che, ubriaco, sostava.
Era marzo squisito,
a servici il dolce
sui suoi piatti migliori.
Non si ripetono da sole le magie.
Non so richiamare all'ordine i mesi,
perchè ritorni solo marzo ad ogni anno.
Si è perso
il gusto tenero dei ricordi,
impallidiscono via via
come colori stinti.
Ho cessato di contare le stagioni:
non sono devote e leggere,
e non amano gli ospiti
che ne vivono troppe.

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