giovedì 29 aprile 2010

FAME DI HAMSUN KUNT

Esistono ancora delle belle scoperte, degli autori che non conosci e dai quali non ti aspetti nulla che invece sanno darti emozioni e ti fanno appunto scoprire delle realtà, delle storie che segui fino alla fine, rimpiangendo che siano finite una volta che chiudi un libro. Il protagonista di "Fame" è una specie di precursore, un antenato, dell' ormai famoso Arturo Bandini di John Fante. O il suo gemello, tanto gli assomiglia: giovane scrittore alle prime armi, povero, solo, vagabondo, capace di bizzarri gesti di generosità ma anche di scivoloni che gli fanno rischiare la vita e la reputazione; e si potrebbe continuare all'infinito nel descrivere questo spavaldo e tenero anti-eroe, che in poco tempo si ritrova al verde e patisce la fame ma riesce ad aver la forza per scrivere articoli sui giornali che gli danno da mangiare, finisce per passare una notte in prigione come senzatetto ma ha ancora la forza di prendere il giro le ragazze per strada, fa compassione ai ricchi e mangia legnetti per non sentire i crampi della fame ma riesce a far innamorare una ragazza che a malapena sa il suo nome, non ruba e non chiede l'elemosina, ma se gli passa qualcuno a fianco ha ancora la forza di chiedergli del tabacco. Un personaggio memorabile che si aggira in una città immaginaria (ispirata a Oslo, la città natale dell'autore) spettatrice muta e non partecipe della sua vita sfortunata senza futuro. Il libro non ha moralismi, non offre spunti di riflessione sulle tematiche difficili che affronta (la povertà, l'egoismo dei borghesi, la giovinezza, la ricerca della felicità, il talento)ma semplicemente li usa come ingredienti per raccontare una storia come tante, senza colpi di scena, con un finale aperto che ci conduce solo a un'ennesima tappa, un inizio di una nuova disavventura, ma che ha la capacità di entrarti nel cuore come un pugno. Una tragedia che commuove ma non riesce a rattristare, grazie alla forza della sua scrittura Hamusun riesce a creare un personaggio unico del suo genere, qualcuno che per quanto disperata sia la sua vita, ti auguri di avere il suo stesso coraggio e la sua stessa ironia se un destino così brutto ti capitasse in sorte. Impossibile non capire quanto autobiografica sia una storia così sentita e sincera e se consideriamo che è stata scritta ai primi del novecento, è facile immaginare l'impatto che abbia avuto con il suo realismo e la sua crudezza. Realismo e crudezza che a distanza di un secolo rimangono intatti a incantarci.

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