
Un'ora sola ti vorrei. Una canzone di Fedora Minganelli, reinterpretata recentemente da Giorgia.
Una frase malinconica e suggestiva, che racchiude un sogno, mille ricordi e amarezze. E' questo il
titolo scelto da Alina Marazzzi per la sua opera seconda, un documentario-biografia, ricavato da
lettere e video privati, che racconta un fatto di cronaca semi-sconosciuto e, al tempo stesso, la
tragedia che ha colpito la sua famiglia: il suicido della madre Liseli Marazzi Hoepli, figlia del
famoso Ulrico Hoepli, fondatore della omonima libreria. Il documentario è la storia della madre,
raccontata in prima persona, dalla infanzia alla vita adulta, tramite immagini, video, foto di
famiglia, in rigoroso bianco e nero, corrispondenze epistolari con amiche, cugine, e ancora
frammenti di diari personali, note, appunti. A dare voce a questa donna fragile, insicura, romantica, quasi dimenticata, è proprio la figlia Alina, che riesce a ordinare una vita intera in un perfetto collage temporale. La “sceneggiatura” è reale e scritta dalla vera protagonista, la donna che vediamo non è un'attrice ma la vera madre di Alina. Chiamarlo film è quindi davvero inadeguato. E' solo una storia, quella di Liseli: l'infanzia spensierata tra filastrocche e gite, pranzi in campagna, ville e giochi, in un'Italia felice e pulita, ormai lontanissima, l'unica ombra, sebbene accennata sembra l'amore, eccessivo e mai corrisposto pienamente verso i genitori, rigorosi e distratti; con l'arrivo della adolescenza la malinconia e il senso di inadeguatezza peggiorano, le lettere e le pagine dei suoi diari si infittiscono di domande, dubbi, paure, nonostante la sua intelligenza, la sicurezza economica e il futuro roseo che l'attende. Con l'età adulta iniziano i passi decisivi che la rendono donna: l'amore corrisposto, il matrimonio, i figli, il trasferimento in America. Ma la felicità sembra un traguardo lontano e difficile; le responsabilità sono troppo grandi, le aspettative degli altri che pesano, senso di estraneità, sorrisi e i baci davanti alla telecamera che si scontrano con le parole tristi e angoscianti delle lettere e dei diari. La depressione è il gradino successivo. Siamo negli cinquanta, e per Liseli, non ancora trentenne, bella, ricca, amata, si aprono le porte di istituti psichiatrici, terapie, medici, farmaci. Sono le tetre cartelle cliniche e gli ingialliti reperti medici a raccontarci anni di tentativi e fallimenti, di notti insonni e tremori, errori e lacrime. Il rientro in Italia, che sa di rassegnazione, la famiglia delusa e confusa davanti a un figlia instabile e incapace di stare al mondo, tutto scorre davanti a nostri occhi. Per questa ragazza sognante e sbagliata non vediamo via d'uscita. Lei nemmeno. E' un articolo di giornale a darci la sentenza: a trentatrè anni Liseli si getta dalla finestra. Un altro tentativo disperato, riuscito. Cosa è rimasto dentro Alina, la figlia sveglia e brillante, ora affermata regista della donna che l'ha messa al mondo? Cosa ne pensa la famiglia di una vita persa e ripiegata su se stessa? Domande che rimangono a noi, perchè non ci sono commenti, né cinegiornali, le telecamere non indagano: abituati alla televisione del dolore e alle lacrime plateali, si rimane sorpresi e amareggiati dal silenzio rispettoso che brucia e fa pensare.
Questo è uno tanti meriti che porta con sé quest'opera innovativa e insolita, fatta di intimità, meriti e scelte artistiche che scopriamo dovunque: non c'è traccia della celebrità e del patrimonio degli Hoepli, se non qualche accenno sporadico, potrebbe essere la storia di chiunque; grazie alla voce fuori campo il pubblico si identifica con la protagonista, che rimane purtroppo chiusa nel suo
mondo, un mondo che rimane sempre sullo sfondo, che non entra mai completamente nella sua vita, gli altri sono spettatori, destinatari, nemici, estranei con cui scusarsi, figli e marito compresi.
L'opera è la fine di un percorso doloroso di una figlia, che diventata adulta, accantonata la rabbia e l'incredulità, ricerca e tenta di capire, esamina, ama e rende omaggio a una donna disperata ma capace di dichiarare al suo uomo “Amore non ti lascerò desiderare nulla perché tutto, tutto quello che ti potrò dare, non te lo darò nemmeno: sarà tuo subito” . Un'ora sola ti vorrei è una frase come tante: un sogno di una figlia rimasta orfana, una preghiera di una madre verso una felicità e un equilibrio mai trovati. E' senz'altro qualcosa che ti colpisce al cuore.
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