
Capita piuttosto spesso che il mondo dei grafic novel e quello del cinema si incontrino o si ispirino a vicenda, ma “Persepolis” è un prodotto interessante e insolito, per nulla in sapore di “déjà vu”. Opera autobiografica della fumettista iraniana Marjane Satrapi, “Persepolis” dà la possibilità a chiunque di entrare in quel mondo chiuso, complesso e per ragioni geografiche, storiche e culturali, remoto, che è l'Iran, e lo fa sottoforma di racconto di formazione, attraverso gli occhi di Marjane, prima bambina, sveglia e intelligente, cresciuta in una famiglia benestante e progressista, che osserva e partecipa alla caduta della dinastia dello scià alla fine degli anni settanta e all'avvento della rivoluzione islamica, e poi giovane donna decisa e anticonformista nell'Iran di oggi, oppresso del regime degli ayatollah. Da una parte c'è la Storia di un paese che cambia rapidamente, i vecchi ideali e la vecchie tradizioni che cadono e diventano obsoleti, il nuovo regime che prende comando, insinuandosi con forza nelle vite quotidiane delle famiglie, le rivolte, la violenza, la burocrazia, la religione ancora una volta strumentalizzata e esasperata per ragioni politiche, il popolo costretto in un modo o nell'altro ad accettare e subire nuove leggi; dall'altra c'è Marjane, che cresce e impara: stimolata intellettualmente dai genitori e dalla nonna, la bambina osserva, ascolta, ragiona e capisce, e nel suo piccolo si ribella. Ma l'Iran non è il posto che fa lei, sentenziano i genitori, che, non senza dolore, decidono darle un futuro migliore e di mandarla in Francia. L'esperienza europea, che dura tutta l'adolescenza, è densa di avvenimenti e emozioni, ed è senz'altro la parte più privata e intimista di tutta l'opera: vediamo la ragazzina integrarsi con fatica in un paese che la vede e la accetta come “diversa” e “particolare”, vediamo Marjane alle prese con difficili disavventure metropolitane e le prime esperienze sentimentali, vissute sempre ironia e con il coraggio di chi ha dovuto crescere in fretta, e vediamo anche la nostra società, con il suo benessere consumista e le sue certezze consolidate nei secoli che appaiono ora sorprendenti, ora totalmente sbagliate (Marjane viene sbattuta fuori da un convento di suore, oasi occidentale di tolleranza e perdono, dopo pochi giorni dal suo arrivo solo per una battuta maleducata). La Francia è troppo per Marjane, che, dopo anni di ardua sopravvivenza, sente il peso della solitudine e dell' estraneità, si arrende, si rimette il velo e torna in Iran, decisa a iniziare una nuova vita. Ma il paese è cambiato, la mentalità delle persone, la religione, la dittatura, tutto sembra peggiorato, e a Marjane, diventata un'adulta determinata e ambiziosa, non resta che rimboccarsi le maniche e lottare per far sentire la propria voce e far emergere la libertà in ogni ambito della propria vita e, per farlo, sceglie come mezzo forse il più coraggioso e bello: l'arte.
Scritto in francese e disegnato in un armonioso e delicato bianco e nero, narrato con leggerezza, scorrevole e mai noioso, Persepolis è una testimonianza importante e a tratti divertente di una crescita unica e ammirevole, di quanto sia necessario trovare la propria strada e pensare con la propria testa.
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