giovedì 29 aprile 2010

I GRUPPI PRO-ANA

Ho sempre pensato che la frase "chi fa la legge fa l'inganno" sia verissima e facilmente applicabile a qualunque tecnologia che sia emersa negli ultimi anni e internet ne è la prova vivente e concreta, con tutti i suoi siti pro-violenza e pro-ignoranza, mascherati e non. I gruppi Pro-ana sembrerebbero gli ultimi arrivati, ma in realtà esistono da tantissimo tempo in rete, e le loro giovanissime fautrici-seguaci sono tantissime, invisibili o quasi nella vita quotidiana, quella reale, che si vive lontano dai pc, ma che sulla rete si parlano, si confidano, si scambiano idee, commenti e consigli. Nulla di male se la cosa che le accomuna non fosse una delle malattie più pericolose tra le adolescenti: l'anoressia. Decine di blog, profili su facebook e siti di ragazzine che sono a favore e lodano, amano, seguono come adepte drogate di una setta questo malessere fisico e mentale che diventa cronico e può portare alla morte. "Devi sentirti in colpa se mangi" "Come vomitare senza che la tua famiglia lo scopra"e così via......queste le continue discussioni che si possono leggere su questi siti-blog. Un continuo susseguirsi di noiose descrizioni sulle calorie ingerite e poi buttate nel gabinetto, racconti tristi di giornate passate davanti allo specchio, slogan assurdi sulla volontà di dimagrire, deliri aggiornati regolarmente, siti che rimandano a siti, una specie di ghetto, una catena, che si trascina dietro tanto squallore, noia e dolore. Guai a scrivere alle autrici qualche consiglio alternativo, come la fiera accettazione di se stesse, la possibilità di parlare con un adulto, la consapevolezza di avere un problema e di volerne uscire: tutte parole buttate al vento, vecchie, che sanno di stantio; queste ragazze vogliono rimanere chiuse nel loro mondo distorto. Viene logico domandarsi perchè, se sono fiere di quello che sono, passino il tempo a pubblicare il loro orgoglioso disagio, seppure in maniera anonima, su un mezzo di comunicazione che viene usato anche da chi potrebbe aiutarle come adulti, parenti, amici; secondo me è un chiaro meccanismo psciologico non diverso da chi sa di fare un errore, ma preferisce farlo sapere agli altri per vie indirette, in modo da avere una remota via d'uscita. In poche parole, a mio giudizio, sono persone che hanno bisogno di una cosa sola: essere beccate. Solo così può iniziare per loro la guarigione, il lento processo di diventare grandi. Scrivere qualcosa su internet non è poi così diverso che pubblicare un annuncio su un giornale, che, anche se non viene firmato, viene letto da tutti. E credo sia anche un paradosso che la nostra società sbagliata, prima colpevole della nascita e della diffusione di questa malattia, abbia creato un mezzo che venga usato da queste vittime per chiedere inconsapevolmente aiuto.

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