
Avevo passato tutto il pomeriggio in biblioteca. Non mi ero accorta dell'ora tarda e nemmeno del
cielo scuro che dalle vetrate entrava minaccioso nel salone centrale. Ero così assorta che sussultai
quando la bibliotecaria mi disse gentilmente che era ora di chiusura. Uscita dal caldo torpore e dal silenzio sacro di quelle sale, sentì un brivido di freddo e mi incamminai verso casa. La strada più breve attraversa il bosco. Di solito era pieno di gente ma a quell'ora non c'era nessuno. Tutto era avvolto dall'oscurità. Stranamente non avevo paura e il freddo che mi aveva assalita all'uscita della biblioteca era sparito. Camminavo a testa bassa, lentamente, facendo attenzione a non cadere. Il buio mi avvolgeva caldo come un mantello, e il nero pece che mi circondava pareva velluto. Piano piano i miei passi iniziarono a farsi più sicuri, e smisi di guardare per terra alla ricerca di probabili ostacoli. Pensavo ai libri che avevo letto quel pomeriggio: racconti di Anais Nin e Henry Miller. Mi aveva colpito la sfrontatezza e la sincerità di quegli scritti; la sessualità era molto presa sul serio in quell' epoca, era parte integrante della vita di ogni adulto, se ne parlava spesso senza vergogna né ironia, e raccontata da illustri scrittori poteva trasformarsi in un'opera d'arte, in qualcosa di vivo, violento e pulsante. Rimpiansi di non essere nata in quell'epoca di scandali e creatività. La sessualità vista con gli occhi della mia epoca non aveva sapore, non c'entrava con la poesia.. La gente non è più sincera con se stessa, pensavo. Iniziavo ad essere stanca e anche un po' irrequieta. I miei pensieri erano rimasti ai quei libri. Trovai, non so come, una panchina e mi ci sedetti. Mi rendevo conto di essere una pazza completa: rimanere lì seduta al buio, lontano da tutti, chiusa in sogni inconcludenti. Anais e Henry, gli amanti, gli esploratori del piacere e dell'arte, i ribelli.....cosa c'era di loro in me?Mi sdraiai a pancia su; dai rami del bosco entrava la debole luce della sera; sentivo l'aria sfiorarmi il viso. Henry e Anais, la forza bruta e la femminilità, l'esperienza della passione e la curiosità della giovinezza, Henry la guida esperta, Anais l'allieva febbrile, libri e sessualità, parole e piaceri, mani che scrivono, mani che si avvicinano, io che osservo da lontano, un uomo e una ragazza, una barba e un cappello, una ciocca nera e un reggicalze, lui le accarezza il viso, lei freme e desidera, sussulta e abbassa gli occhi, lui la sente già sua, deve solo andare piano, lei deve solo imparare a camminare, poi correrà, sempre più veloce.
Henry la guarda, le percorre il corpo con la mano destra, la sinistra è già ferma e stretta, per
stringerla. Cade qualcosa per terra e si rompe, uno specchio? Un vaso, una penna che rotola verso il letto? Lei abbassa la testa, non abbastanza per scappare delle labbra di quell'uomo, vecchio di secoli mentre lei sta per nascere. I vestiti sono per terra. I corpi si allacciano, vedo gambe chiare, gambe imperfette che si muovono, lui è sopra di lei, il movimento lo riconosco, antico quanto il mondo, bello e potente, che ogni uomo sa fare, le urla e i gemiti sono carezze per le orecchie, la stanza è piccola e brutta, ma piena, di libri, di vita, di anni, di calore; i gesti più veloci, una mano sulle natiche, di entrambi, la carne si contrae, si contorce, si fa piega, la mano, la mia, dove Anais riceve la mela proibita, io mi riscaldo e spingo, dove Henry si fa largo, getta in un angolo vergogne e sottointesi, spoglia la donna, schiava di doveri e convenzioni, il'uomo con la violenza genera e ama, la donna lo accoglie, lo lava con il miele, lo assapora ad ogni spinta, lo rinchiude e lo tiene per sé.
La violenza è quello che vogliono, la forza, che espande il desiderio, che fa tremare le gambe, che
fa arrossire le guance. Lo sentiamo, io e lei, la potenza dell'uomo dentro di noi, lei reale, il mio
sognato, creature appagate, entrambe dai palpiti che ci smuovono all'unisono. Lei rimane avvolta
nella nuvola, tra le braccia cariche di chi la ama e la vuole seguire, io ancora in attesa, nella notte,
del mio risveglio.
Dello stesso genere : "Lo Straniero"
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